I want to do with you what spring does with the cherry trees

Finalmente un po’ di tempo per raccogliere i pensieri! Mi fa ancora strano essere in Giappone; qui tutti parlano giapponese, ovunque mi giri BAM, wall of kanji, dormo su un futon, le macchine hanno il volante a destra e sulla mia carta igienica ci sono disegnati dei fottuti panda.

I fottuti panda.

I fottuti panda.

Ma partiamo con calma. Chi mi conosce ormai saprà a memoria l’itinerario del viaggio per arrivare qui a Kochi: aereo Venezia-Doha e  Doha-Osaka, autobus notturno Osaka-Kochi. Il viaggio aereo con Qatar in realtà è andato abbastanza bene, se escludiamo le turiste argentine ultramoleste e il fatto che ogni volta che devo fare un viaggio aereo me la faccio sotto dalla paura ; voli puntuali, hostess molto gentili, pranzi veg-friendly.

Veg e onto al punto giusto, mmh.

Veg e onto al punto giusto, mmh.

Le cose si fanno interessanti, o anche no, arrivati in Giappone. In aeroporto a Osaka naturalmente bisogna presentare al clerk di turno il proprio passaporto e la carta d’immigrazione che ti consegnano in aereo, e, dopo una coda di circa una mezz’oretta, anche la sottoscritta arriva di fronte all’impiegato giacca e cravatta, fiduciosa che l’omino sappia almeno qualche parola d’inglese e che visti i miei documenti non mi faccia troppe storie (e qui vi rimando alla mia stimatissima collega, che penso abbia avuto un’esperienza simile). CERTO, COME NO. Immaginatevi la vostra, intontita da un viaggio di quasi venti ore complessive, reduce da tre mesi in cui non ha aperto un libro, messa di fronte a un muro di ostilità e diffidenza, in giapponese. L’omino spaccacazzi mi ha fatto un sacco di storie per delle inezie, mettendo continuamente in discussione quello che gli dicevo con aria scocciata (“Ah, ma lei ha scritto 3 mesi, non 90 giorni. Vede? Qui nel suo passaporto non c’è il visto, non c’è.”), finché non gli ho mostrato un documento che prova il mio stato di studente straniero (grazie, T-sensi <3) e i biglietti del ritorno. Tranquillo, me ne vado, non ti preoccupare >_>

L’autobus notturno era molto comodo e spazioso; un po’ inquietante visto che era chiuso da tutti i lati da tende, in modo tale che da fuori non trapelasse alcuna luce. L’unica pecca, si è fermato giusto fuori Kochi per circa due ore e mezza, dalle 02.30 alle 05.oo: ho capito che non potevano scaricarci alle tre di notte in stazione, ma si poteva posticipare la partenza a mezzanotte, invece di stare fermi col motore acceso per tutto quel tempo. Ma pazienza, finalmente i nostri arrivano alla tanto agognata meta.

Dopo aver atteso due ore e mezza abbondanti in stazione al freddo e al gelo, ci viene a prendere T-sensei, il nostro contatto dell’università di Kochi; tutti emozionati nel vedere lui e la sua disagiata camicia hawaiana, ci aspettiamo che di grazia ci conduca alle nostre dimore, e possibilmente a una doccia (ne avevamo bisogno. Davvero.). E INVECE NO. Andiamo in taxi, e qui urge un secondo di ammirazione per l’interno del taxi:

Il merletto! Si sente già il mono no aware.

Il merletto! Si sente già il mono no aware.

Dicevo, il taxi ci porta dove? All’università, dove non solo ci viene comunicato che le nostre camere non sarebbero state pronte per almeno due ore e mezza, ma che nel frattempo avremmo dovuto fare conversazione con le nostre tutor, studentesse dell’università gentilmente offertesi di aiutarci nelle nostre necessità. Vi lascio immaginare, noi che puzzavamo come il culo di un cammello, stanchi morti dopo un viaggio di due giorni, a chiacchierare forzatamente tête-à-tête con queste ragazze di cui conoscevamo solamente il nome. E’ stato difficile e doloroso.

Arrivata finalmente l’ora di andare nei nostri appartamenti, si sperava ci avrebbero lasciato morire rannicchiati in un angolo; E INVECE NO. Le tutor ci hanno accompagnate fino a casa, ci hanno aiutato a montare alcune cose e poi ci hanno portato a pranzo, offrendosi anche di aiutarci a fare la spesa (che poi abbiamo fatto da soli mettendoci una vita, ma  ne riparlerò). Non fraintendetemi, sono stati tutti gentilissimi e ci hanno aiutato tanto, ma personalmente mi sarei aspettata un filo in più di comprensione per dei poveri cristi reduci da un viaggio sfiancante.

Bene, questo è stato l’inizio! Ora vedremo come va avanti, prossimamente.

[post title from this poem by Pablo Neruda]

 

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3 pensieri su “I want to do with you what spring does with the cherry trees

  1. Tesorino mio, finalmente ❤
    Vedo che siamo compagne di sventura almeno per quanto riguarda l'arrivo, ho capito che non volevano che soffrissimo il jet lag, ma da qui a portarci in giro per ore ed ore dopo altrettante ore ed ore di viaggio magari non era proprio l'idea migliore D:
    Tanto amore per i taxi ed il mono no aware.
    E grazie per la citazione al mio blog ❤

    • Gggh, scusa, avevo cambiato la password e per qualche giorno non sono riuscita ad accedere perché mi ero dimenticata di averlo fatto, lol. Citazione dovuta, stella ❤
      E sì, capisco tutte le buone intenzioni ma dopo due giorni di viaggio just let me go die in a corner pretty please

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