Even after all this time the sun never says to the earth, “You owe me.”

E i nostri finalmente giunsero nella grande capitale (sapevate che in giapponese esiste un’espressione per andare alla capitale? 上京 する, joukyou suru, con i kanji di 上, salire, e 京, capitale), dove con il mio compagno di avventura F. sono andata a trovare la nostra amica A. (ajajsdjnsoanqio tesoro mi ha fatto tanto tanto piacere vederti ;_;).

Sentimentalismi a parte, torniamo al viaggione del mese. Partiti dalla ridente Kochi alle 20.20, F. e io passiamo 11 ore di passione in n autobus strettissimo e molto scomodo, niente a che vedere con quello spaziosissimo dell’andata; per carità, con quello che abbiamo pagato (a/r 20000 yen, al cambio d’oggi circa 150 euri) di sicuro non ci potevamo aspettare il tappeto rosso e il figone massaggiatore, ma almeno un bracciolino fra i due sedili lo potevate mettere, no? Sigh. Ah, la foto seguente è stata scattata in un bagno di un autogrill e fa sempre parte della serie “i giapponesi e le istruzioni, una rovente passione “.

Nel caso in cui a qualche lestofante venisse l'idea di sedersi sul water in un modo non consono.

Nel caso in cui a qualche lestofante venisse l’idea di sedersi sul water in un modo non consono.

Ma insomma, finalmente approdiamo all’uscita ovest di Shinjuku, armati di Suica  e istruzioni per raggiungere casa di A., a Nakano.

E ora aprirò una piccola parentesi di piattolamento su come mi manchino i miei amici dell’università, e su quanto sia stata felice di stare anche per poco con A. e la sua coinquilina L., A. (ciao stella <3) , C., ofgold, D. Amici, grazie di tutto, vi voglio pene.

Diabete e otto carie dopo, il primo giorno ci siamo recati in zona Ueno, dove abbiamo visitato il museo statale di Tokyo e il parco che lo fronteggia. Chi l’avrebbe mai detto, in una sconfinata metropoli ultramoderna come Tokyo ci sono dei meravigliosi polmoni verdi come il parco di Ueno; complice anche un tempo splendido abbiamo mangiato nel parco e gironzolato nella zona, adiuvati dalla nipponica presenza di N. e del suo telefono internet-dotato. Poi via, alla volta di Asakusa e del Sensōji, pieno di turisti e un po’ pacchiano, ma a essere sincera il solo fatto di essere ad Asakusa mi ha così riempita di awe che sono stata ben felice di farmi largo fra la folla a calci e gomitate nel costato. (com’è che in Giappone si è sempre dalla parte sbagliata dello scorrimento della folla? Eh?)

Ueno, mon amour.

Ueno, mon amour.

DSC02159

La scatola di Ogata Korin esiste davvero, mi veniva da piangere D:

La scatola di Ogata Korin esiste davvero, mi veniva da piangere D:

浅草寺

浅草寺

A. è stata così gentile da farci da cicerone, e ci ha portato in zona Shibuya, che in realtà non mi è sembrata così eccezionale. In ordine, luogo e commenti:

– la statua di Hachiko. “Volete una foto con Hachiko”  “…no.”  “Ottimo, proseguiamo”.

– l’incrocio di Shibuya. Sì, quell’incrocio. “Mettiamoci in prima fila. Pronti? ODDIO LA FOLLA MORIREMO CALPESTATI AIERBAEGNOAENO”

Shibuya 109. Cristo, l’orrore. Pieno di negozi di roba da vestire da donna, tutta inguardabile; commesse rifattissime e scosciatissime e tiratissime che strillavano nella loro migliore service voice (voce più alta di un’ottava che sono obbligate ad usare parlando ai clienti, da bucarsi i timpani con un cacciavite). “…A, ho paura, usciamo.”  “Hai ragione, battiamocela”

– il negozio che vende animaletti derpini. Gggh.

– la parte di Shibuya dove ci sono i love hotel, molto silenziosa rispetto al resto del quartiere. Fra il resto, abbiamo visto un tempietto grazioso, nonchè questo bellissimo locale:

Strizzate gli occhi e leggete le scritte, vi prego.

Leggete le scritte, vi prego.

Ciliegina sulla torta, F. e io abbiamo deciso di andare al risparmio per dormire, e passare la notte in un manga cafè, specificamente in questo a Shinjuku:

Sbarluccicoso e con jingle annesso

Sbarluccicoso e con jingle annesso

Noi abbiamo scelto la “flat seat”, in sostanza un cubicolo chiuso sui 4 lati ma non sul soffitto con pavimento morbido, su cui ci si siede/distende per dormire, e devo dire che con i tappi alle orecchie per gli inevitabili rumori (tosse, fruscio di carte, ecc) trapelanti dagli altri cubicoli sono riuscita a dormire come un sasso, probabile complice la stanchezza. La stanzetta era molto piccola ed essendo il manga cafè sotterraneo l’aria non era proprio delle più fresche, ma tenendo conto che per 8 ore, doccia inclusa e bibite aggratis, abbiamo pagato 1480 yen (al cambio d’oggi 11 euri) posso ritenermi più che soddisfatta.

DSC02257

 

Prossimamente il secondo post sul viaggio. Stay-non!

 

Post title from this poem by Hafiz.

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