Look what happens with a love like that, it lights the whole sky.

Tokyo, parte seconda.

Il secondo giorno il simpatico gruppetto composto da F.,C. e A. scioglie gli ormeggi e salpa verso un unico obiettivo: il monte Fuji. Avendo convenuto che non sarebbe stato pratico arrivare fino alle pendici, abbiamo optato per raggiungere una località da cui si potesse ammirare in lontananza.  Poco sapevamo di quello che ci attendeva lasciate le sicure mura dell’appartamento di A.

Dopo due ore di metro e treno arriviamo ad Hakone, bella cittadina immersa nel verde famosa per i suoi onsen (terme) dalla quale, o almeno così ci disse la Lonely Planet, si possono vedere dei bei scorci di monte Fuji. Scesi dal treno in mezzo alla folla, ci avviamo verso quella che ci sembra la strada più battuta dai turisti, fiduciosi che prima o poi ci saremmo imbattuti in un cartello, un’insegna luminosa, un impiegato con elmetto e sbarra rossa spartitraffico indicanti il posto dal quale ammirare il tanto agognato Fuji. E INVECE.

Dopo una mezz’ora abbondante di cammino in cui la strada ci porta su per la montagna, ci decidiamo a chiedere a un inserviente di hotel, che sfoderando il suo migliore tatto nipponico ci illumina sulla nostra situazione: “No, da qui non si può vedere il monte Fuji, dovreste andare dall’altra parte della montagna. Ah, siete a piedi? Chotto…”  (Piccola parentesi sul chotto, che si può tradurre con “un po’”, “un momento”. Ora, sappiate che se un commesso o un qualsiasi giapponese, davanti a una vostra richiesta, vi risponde chotto, è un modo cortese per dire No, non ho idea di cosa tu mi stia parlando/Non posso aiutarti, mi dispiace/Sei un gaijin e mi fai paura, vai via/Tua madre puzza).

Ffffffffffffffffffffff

Ffffffffffffffffffffff

Ma noi non ci perdiamo d’animo, e riguardando bene la Lonely Planet decidiamo di prendere un autobus per raggiungere un parco in una località vicina, nella quale si può vedere il monte Fuji riflesso nelle acque del lago Ashi. Giungiamo nel bellissimo Onshi Koen (恩賜公園), e scarpinando arriviamo finalmente ai punti di osservazione.

Quello che nei giorni buoni e nei poster promozionali si può vedere:

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Quello che abbiamo visto noi:

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Oh, vi giuro che in cielo non c’era una nuvola manco a cercarla col cannocchiale. UNA. Cielo terso, tersissimo, bellissimo e azzurrissimo, 25 gradi. Dove si concentrano le stupide nuvole? Proprio davanti al Fuij.

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Il parco almeno era bellissimo, e dopo averlo girato abbiamo percorso un sentiero di criptomerie, o cedri giapponesi, delle piante enormi e a quanto pare responsabili di diffuse allergie.

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Ultima tappa della giornata, il santuario di Hakone, immerso nel verde e con un torii sull’acqua molto scenografico, davanti al quale era d’obbligo una foto di gruppo, da bravi turisti gaijin. Tante badilate nei denti ai tizi che, non accontentandosi di vedere il torii dalla riva del lago, han pensato bene di prendere un fottuto motoscafo per fare le foto dall’acqua. Ma vi venisse un crampo dove dico io.

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Ultimo giorno: Odaiba, la baia di Tokyo. Ebbene sì, a Tokyo c’è una baia, chi l’avrebbe mai detto. Ed è davvero un luogo piacevole, dove si può fare il bagno e spiaggiarsi sulla sabbia a prendere il sole, oppure sdraiarsi su un prato sotto un albero e farsi un pisolino. Si stava benissimo, è stata una giornata tranquilla e piena di cibo indiano ❤

Cose che abbiamo visto ad Odaiba, in ordine:

La baia

La baia

Una pacchianissima e orrenda statua della libertà. Giapponesi, seriamente?

Una pacchianissima e orrenda statua della libertà. Giapponesi, seriamente?

Il Gundam gigante. Oh, ora sì che vi riconosco!

Il Gundam gigante. Oh, ora sì che vi riconosco!

 

Ciliegina sulla torta, dopo aver salutato i nostri amici (OMMIODDIO GHGGGGHGHGHGHG) A. ha portato F. e io al palazzo del governo metropolitano di Tokyo, da dove si può godere di una vista mozzafiato sulla sterminata capitale.

Devo dire che sono stata abbastanza soddisfatta di questo viaggio; non ho visitato tutta la città, e sicuramente volendo avremmo potuto vedere più cose, ma in fondo è andata bene così: gli amici, il monte Fuji (o quasi), Shinjuku, il manga cafè, i kiwi a un prezzo migliore di Kochi, Odaiba, A. e A., la metropolitana, i Tokyoiti, Ueno e perfino la tamarrissima statua della libertà.

A presto, Tokyo, tornerò.

 

 

 

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2 pensieri su “Look what happens with a love like that, it lights the whole sky.

  1. “Tua madre puzza” hahahah
    Mi manchi già tantissimo bellezza, non vedo l’ora di rivederci per una colazione sboldra al Canton carica di brioche calde e cappuccino a un euro e trenta.

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